by don Fabio Balzarin
PELLEGRINI DI SPERANZA IN TERRA SANTA
Dopo un intero anno giubilare all’insegna della “Speranza”, un pellegrinaggio di cinque giorni in Terra Santa diventa un’esperienza che da concretezza a questa parola.
“Capita spesso, quando si va in Terra Santa nel periodo invernale, di rimanere affascinati dal colore dell’erba verde che ricopre la superficie di luoghi abitualmente aridi e così sentire che le parole del profeta sul deserto che fiorisce non sono solo immaginazione. Stavolta però, quel colore verde ha messo dentro di noi pellegrini un messaggio e una richiesta: questa terra ha bisogno di vedere germogliare speranza, futuro, pace. Nei primi giorni di febbraio ci siamo recati come piccolo gruppo nella Terra di Gesù: abbiamo portato la solidarietà e la vicinanza della Chiesa vicentina, abbiamo ascoltato i frati francescani e le suore dorotee raccontarci com’è la vita per loro e per la gente di quei territori in questo momento storico complicato, abbiamo incrociato sguardi con tante persone sconosciute che, nonostante tutto, cercano di continuare a vivere. Lo dico in modo chiaro: ci siamo sempre sentiti tranquilli, tanto che è stata viva la consapevolezza che dobbiamo tornare numerosi in pellegrinaggio in questa Terra. I controlli all’aeroporto e nei vari luoghi erano nell’ordinario, così come la presenza delle forze dell’ordine nei soliti punti strategici; per il resto abbiamo visitato un paese in cui la vita continua con le consuete attività. Ecco… ciò che invece si è notato in maniera lampante (per noi che già altre volte avevamo visitato quei posti) è stata l’assenza quasi totale di pellegrini o anche solo di turisti. Ad eccezione di Gerusalemme dove abbiamo incontrato qualche gruppo italiano e straniero, negli altri luoghi sacri (Nazareth, Tabor, Betlemme) il vuoto è stato assordante e con esso il pensiero per chi in quei posti viveva e vive attraverso il turismo religioso: la mancanza di visitatori diventa mancanza di lavoro, la quale fa aumentare la povertà, toglie dignità alle persone creando così terreno fertile dove la rabbia e l’odio spuntano facilmente. Fa riflettere che una semplice visita in quei luoghi, in fondo, si trasformi nell’unico antidoto possibile a questo momento di transizione che tutti noi ci auguriamo porti definitivamente alla pace! Nei dialoghi avuti con i religiosi cristiani, una frase in particolare continua a risuonarmi dentro. Francesco Ielpo (custode di Terra Santa) che ci ha suggerito come “la paura ha una parte preponderante di irrazionalità; quindi, non si può vincere con le spiegazioni, ma con la testimonianza”. Forse in queste frasi è racchiuso il senso del nostro pellegrinaggio: lasciarci bloccare dalla paura vuol dire fare il gioco di chi ci vuole divisi. Riportiamo pertanto l’appello della gente di quei territori a farsi promotori di speranza, a tornare a visitare i luoghi santi e a dare, attraverso i pellegrinaggi, un frutto concreto del Giubileo della Speranza appena concluso. Non solo la natura, ma l’intera popolazione ha un urgente bisogno di una nuova primavera e ogni pellegrino è un piccolo seme per renderla possibile.”
Don Fabio Balzarin
La delegazione aveva come obiettivo anche la consegna al Patriarcato Latino di Gerusalemme dei fondi raccolti dalla nostra Fondazione per contribuire alla realizzazione di un ambulatorio a Gaza.
L'appello ha avuto un'ottima risposta ed è arrivata puntuale la lettera di ringraziamento firmata direttamente da S.B. Card. Pierbattista Pizzaballa (vedi sopra).